Sono una botanica, una un po’ selvatica. Sempre al lavoro nei boschi e nei prati finché fa buio. Ogni volta lo stesso sbaglio: i negozi sono ormai chiusi, cosa accidenti mangio stasera?

Ecco come è cominciata la mia passione per le piante selvatiche commestibili. Semplice, no? Avevo la più grande riserva di verdura fresca e deliziosa sottomano per tutto il giorno, perché allora non raccogliere qualcosa lungo il percorso, mentre aspettavo che il GPS agganciasse i satelliti?

Un po’ di ricerche sull’argomento hanno accresciuto il mio interesse, toccando anche gli aspetti storici, culturali e soprattutto culinari. Ed eccomi qui, per condividere le mie scoperte e i miei esperimenti (anche quelli fallimentari).

Il mio laboratorio in cucina

Come avrete facilmente intuito il mio stile in cucina è del tipo “salutare, molte verdure, ricette veloci, forse lo mangio domani, potrei metterlo nello zaino, meglio sia buono anche freddo”.

Ricette tipo finger-food, se possibile. Cibo facile da trasportare o spizzicare chiaccherando con gli amici alle feste. Possibilmente qualcosa di sorprendente pronto nel freezer, per i giorni in cui gli amici piombano in casa inaspettatamente.

Mi diverto inventando ricette nel mio laboratorio in cucina!

Io e l’aglio

Ebbene sì, come avrete notato l’aglio non compare mai nelle mie ricette. Il motivo è molto semplice: sono intollerante all’aglio! Come lo so? Sto male quando lo mangio, e capita molto più spesso di quanto vorrei.

Sono intollerante all'aglio!
Sono intollerante all’aglio!

Ed è anche per questo che mi sono avvicinata sempre più al mondo della cucina… Inaccessibili per me i semilavorati con quella inutile dicitura “aromi naturali”. Per non parlare della frustrante esperienza di una uscita a cena. Esagerata dite? Vi voglio raccontare una mia cena-tipo al ristorante, una specie di commediola che si ripete ogni volta… almeno ci facciamo 4 risate insieme.

Di solito comincia tutto così: hei, che ne dite di andare a cena tutti insieme stasera? Sì, certo, che bello! E in effetti sono davvero contenta di uscire con i miei amici per una bella serata di chiacchiere, discussioni impegnate e futili, risate e allegria. Oh cacchio, perché sempre a cena? Non si potrebbe, che so, lanciarci tutti con il paracadute, andare a sciare o guardare le stelle con il telescopio della LIDL? Eh no, siamo italiani, siam fatti così, che c’è di meglio di una bella cena al ristorante? Vero per molti, ma non per gli allergici, gli intolleranti, i vegetariani, i vegani, i celiaci, i diabetici e… dimenticato qualcuno? Certamente sì, siamo in tanti, a pensarci bene.

Arriva la lista: pizzoccheri (aglio), malfatti (aglio), ravioli (aglio nel ripieno? O nel sugo?), pasta al sugo (aglio in tutti)… etc. La scorro velocemente trasformandomi in una specie di spettrometro di massa, analizzo tutte le possibilità e i rischi connessi ad ogni ricetta e finalmente individuo un paio di piatti promettenti che forse non mi avveleneranno.

Arriva il cameriere e, con discrezione, spiego il mio problema. Aglio? No, non ce n’è certamente! Benissimo, però potrebbe per cortesia chiedere allo chef, per sicurezza? Altrimenti prendo una cosa qualsiasi dal vostro menù, purché non contenga aglio. La sua faccia dice: ma pensa ‘sta rompiscatole non poteva stare a casa a guardare la tv, stasera, invece di venire a farmi perdere tempo con le sue fisse? Già, non mi ha presa sul serio e pensa che sia una che si diverte a tormentare i camerieri e i cuochi. Vabbè, fa nulla, ci sono abituata.

Torna, e con aria di sufficienza mi dice: il cuoco dice che di aglio ce n’è pochissimo, proprio non si sente, e poi lo toglie prima di servire il piatto. OK, allora te lo spiego ancora: o c’è o non c’è, SONO ALLERGICA, se c’è vado in choc anafilattico. Questa è una bugia, ma non ho voglia di spiegargli che la sua pasta, se anche fosse la più buona del mondo, non vale certo una notte in bianco, palpitazioni, 2 feldene, cervicale e sinusite per tre giorni, con conseguente calo del rendimento lavorativo e ore passate davanti ai fumenti. Così tagliamo la testa al toro. Quindi riassumendo, davvero, va bene una cosa qualsiasi, basta che NON contenga alcuna traccia di aglio. Mi fido dello chef, mi porti quel che vuole.

Già: mi fido. Una volta un ristoratore che aveva subìto un processo proprio per un caso simile, mi dice: io non mi fiderei mai, se avessi un problema del genere. BRAVO. E che fai? Non esci più per tutta la vita? Ti porti un paio di panini di sicurezza, nel caso si presentasse un pranzo di lavoro o ti trovassi in trasferta per più giorni? Non ci avevo pensato… la prossima volta che vado al ristorante, tiro fuori la schiscetta e faccio un bel pic-nic mentre gli altri gozzovigliano. Così risparmio soldi e umiliazione.

La prossima volta mi porto la "schiscetta"
La prossima volta mi porto la “schiscetta”

Ma torniamo al nostro zelante cameriere: torna in cucina ed esce vittorioso dicendo che lo chef mi preparerà il piatto senza aglio. FANTASTICO, sono felice, ora posso rilassarmi, mentre tutto il tavolo mi chiede, ma davvero sei allergica all’aglio? Strano, non è nell’elenco ufficiale degli allergeni… come fai a saperlo? Hai fatto un test delle intolleranze? A parte il fatto che, ancora una volta, mi sembra di dovermi giustificare di un qualche orribile misfatto e sento la sottile insinuazione su una mia presunta imbecillità, sorridendo cerco di buttarla sul ridere: come lo so? Quando lo mangio sto male! Non ho bisogno della conferma di un medico che mi dica che effettivamente sto male, mentre sto vomitando. Che poi, a dirla tutta, il sapore e l’odore dell’aglio non mi danno neppure fastidio, anzi. Spesso, prima di sapere che ero stata avvelenata, ho divorato il piatto a quattro palmenti, lodando l’abilità dello chef. Oltre al danno la beffa!

E arriva il piatto… fantastico, mi è andata bene, ho schivato la pasta in bianco e il petto di pollo alla griglia, che solitamente sono le due proposte più gettonate. Gusto le prime forchettate con immensa goduria, finché il mio vicino di tavolo dice… Sei sicura che non ci sia l’aglio? Mi pare di sentirne l’odore… No, no dai, ha detto che lo preparava senza, sarà cipolla. IO MI FIDO. All’ultima forchettata arriva il cameriere, un po’ trafelato, e dice: c’è stato un problema in cucina, il suo piatto conteneva aglio, però pochissimo. MA CACCHIO!

Apprezzo il fatto che si sia preso il disturbo di venire a dirmelo, spesso non lo fanno e probabilmente ridacchiano soddisfatti mentre dicono: visto che non era vero? Non è morta! Già, loro non lo sanno che i sintomi compaiono solo dopo qualche ora, quando ho pagato e sono arrivata a casa mia, dove mi aspetta la solita lunga sofferenza. Mentre lui mi guarda con il sudore che gli imperla la fronte cosa devo fare? Sorrido e gli dico: non preoccuparti, non morirò qui. Bevo ancora due bicchieri di vino, pago il conto e vado a casa, sperando di essere abbastanza sbronza da crollare addormentata comunque. Domani ci penserò. Ormai sono abituata.

Sembra una barzelletta, vero? Invece è proprio quello che accade 2 volte su 3. E qui veniamo alla volta che non capita: in tanti anni ho sviluppato un mio personale parametro di giudizio riguardo alla qualità di un ristorante e del suo chef. Capisco che la cucina di un ristorante non è come quella di casa, lo so bene. Capisco i problemi connessi all’utilizzo di semilavorati con la famosa dicitura “aromi naturali” e so che lo chef in quel momento, con la sala piena, non può andare certo a leggersi tutte le etichette della sua dispensa. Ma dubito fortemente di un ristorante che, tra tutti gli ingredienti presenti in cucina, non abbia della verdura fresca, un pezzo di carne, latte, farina, burro, uova, olio, sale, pepe e un po’ di fantasia. E provo pena per uno chef tanto insicuro da affidare interamente la sua arte ad un solo ingrediente, come se non fosse in grado di rendere un piatto gustoso senza di esso. Somiglia tanto ad una forma di schiavitù: schiavi dell’aglio…. Ahahahah, fa proprio ridere in effetti.

E quindi plaudo ai coraggiosi cuochi che mi hanno nutrito senza avvelenarmi, con piatti squisiti e fantasiosi, regalandomi la rara esperienza di una bella serata senza moleste conseguenze. Artisti discreti e generosi, in grado di superare con eleganza, amore e passione anche un fastidioso intoppo come noi “diversi”.

grazie


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5 pensieri su “Chi sono

  • dicembre 4, 2015 alle 16:23
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    Bellissimo articolo, spontaneo e … guarda caso mi ci ritrovo in pieno, anch’io sono allergico all’aglio. Come immagino tantissimi altri, che però non hanno ancora individuato la causa dei loro disturbi. L’aglio accelera i battiti cardiaci, altro che rallentarli e abbassare la pressione: tutte balle di qualche ignorantone. Provate a dargli qualche spicchio di aglio e poi vediamo se insiste nel suo dire che fa bene.

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  • dicembre 29, 2015 alle 09:57
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    Complimenti, il tuo sito è molto interessante e appetitoso. Ho sorriso perché ho scoperto che anche tu ami molto il sambuco come me. Faccio anch’io il pan meino con i fiori di sambuco (ma secchi perché a Milano quelli freschi non li trovo).
    Copierò sicuramente qualche ricetta, anche perchè la mia Federica (tua omonima) ama cucinare e le piace provare nuove ricette fatte con ingredienti nuovi e naturali.
    Quindi continua a inventare che poi noi assaggiamo!!!
    Un bacio grande e buon lavoro.
    Marina

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    • dicembre 29, 2015 alle 16:16
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      Ciao Marina! che gioia sapere che mi leggi e che condividiamo questa passione. Sono curiosa di sapere l’esito delle ricette e i suggerimenti della mia omonima. A quanto pare buon sangue non mente! Un abbraccio, a presto.

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  • marzo 23, 2016 alle 19:47
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    anch’io sono un’appassionata di piante spontanee. Personalmente, a dire il vero, amo molto l’aglio, ma ho una carissima amica intollerante come te, per cui mi sono studiata un ampio repertorio di piatti con le erbe e rigorosamente senz’aglio che cucino per lei. Se per caso capiterai dalle mie parti dimmelo, mi piacerebbe conoscerti e ti potresti aggregare ai nostri pranzi. Complimenti per il tuo bellissimo sito, fra l’altro mi fa piacere trovare un’esperta di erbe non vegetariana, di questi tempi è una cosa piuttosto rara. Io avevo un blog dove parlavo anche di erbe, ma ho avuto dei problemi personali e non sono più riuscita a scrivere.

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    • marzo 23, 2016 alle 20:05
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      Ciao Cristiana, che piacere fare la tua conoscenza. Leggo sul tuo blog “ho avviato un vivaio di fiori selvatici ed erbe commestibili”: il mio sogno! verrò senz’altro a trovarti, muoio dalla curiosità. Rispolvera le tue ricette… io porterò le mie e sono certa che discutendo di erbe a pranzo ci verrà qualche nuova stuzzicante idea! Nel frattempo proverò la tua fantastica ricetta delle crepes al buon enrico. A presto!

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