Sicurezza

Accertati sempre di saper identificare senza ombra di dubbio OGNI pianta che raccogli e verifica che sia commestibile. Impara il suo nome latino (scientifico), non solo il nome volgare. Molte piante condividono lo stesso nome comune, ma sono specie completamente diverse. La stessa specie potrebbe invece avere nomi volgari diversi a seconda della zona e del dialetto locale. Se hai anche soltanto un minimo dubbio, non mangiarle. Il gioco non vale la candela.

Le velenose per prime

Una buona regola è quella di imparare, prima di cimentarti nella raccolta, le specie velenose che si trovano nella tua zona. Meglio conoscere il tuo nemico, potrebbero esserci alcune specie tossiche molto simili a quelle che intendi raccogliere. Ricorda di osservare tutte le parti delle piante (germogli, foglie, inserzione, fusto, fiori e frutti) nelle diverse stagioni. Non fidarti del solo fiore per identificare la pianta, dato che potrebbe non esserci al momento della raccolta. Ricorda che le Apiaceae (ombrellifere, tipo la carota) si assomigliano molto e tra loro si nasconde anche la cicuta (Conium maculatum). Socrate ne sa qualcosa!

Pesticidi & Co

Sei ragionevolmente sicuro che nel posto dove stai raccogliendo non sono stati utilizzati pesticidi e inquinanti vari? Dai un’occhiata intorno, prima di cominciare a raccogliere.

Raccolta in eccesso

Non prenderne più di quelle che ti servono. A meno che si tratti di piante alloctone invasive (nel qual caso faresti un favore all’ambiente), la percentuale consigliata è il 10% della popolazione presente. Questo permette di lasciare abbastanza piante per la riproduzione e per l’alimentazione della fauna selvatica, minimizzando il danno all’ecosistema. In pratica se ci sono due o tre piante soltanto, non raccoglierle…la sostenibilità è il punto chiave.

Lasciane un po’

quando trovi una zona ottimale, non denudarla. I fiori (da cui derivano i semi) sono necessari per garantire la riproduzione delle piante, se li prendi tutti non ci sarà la nuova generazione. Stessa cosa per le foglie: anche le piante perenni ne hanno bisogno per fotosintetizzare le sostanze di riserva per superare l’inverno, quindi lasciane qualcuna. E’ una grande tentazione prendere tutto quel che si riesce nel minor tempo possibile, ma ricorda che poi lo devi lavare, tagliare e cuocere. Potrebbe volerci molto più tempo di quello che hai impiegato a raccoglierle.

Prima scelta

Scegli per prime quelle piante quasi impossibili da danneggiare/eliminare, come tarassaco (Taraxacum officinale), piantaggine (Plantago spp.), spinacio selvatico (Chenopodium bonushenricus), farinello (Chenopodium album), ortica (Urtica dioica). Anche se ne raccogli a mazzi non riuscirai a causarne l’estinzione. Io evito, ad ogni modo, di utilizzare le radici, a meno che non le abbia volutamente seminate nell’orto.

Piante protette

Le piante protette o a rischio di estinzione non vanno mai raccolte. Tra queste bisogna fare attenzione alle specie endemiche, che crescono soltanto in aree molto limitate. Possono sembrare abbondanti in un luogo specifico, ma non ci sono nel resto del mondo! Purtroppo non hanno il cartellino per saperlo, quindi è consigliabile informarsi prima sulle piante protette presenti nella zona. Orchidee, saprofite e liliacee sono generalmente piante da non raccogliere.

Andare in compagnia

Quando si è alle prime armi conviene sempre farsi accompagnare da qualcuno con un po’ di esperienza. Aggregati ad un gruppo o a una escursione guidata con un botanico. Sarà molto più divertente condividere le nuove scoperte e imparare confrontandosi con gli altri. I libretti da campo e internet non sono sufficientemente affidabili per identificare senza ombra di dubbio le specie che vuoi raccogliere, finché non hai fatto un po’ di pratica sul campo.

Condividi le tue conoscenze

Io ho imparato molto e continuo ad imparare dagli altri. Le persone anziane, specialmente in montagna, sanno un mucchio di cose a questo riguardo perché lo fanno fin da quando sono bambini. In cambio dei loro insegnamenti puoi piegare la schiena anche per loro!


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